Dieci anni fa il gravel viveva in una terra di nessuno tra la bici da strada e la mountain bike, fatto di telai in acciaio e di un certo scetticismo diffuso nell’industria, quasi come una moda passeggera destinata a spegnersi in fretta. Oggi ha un circuito internazionale, un titolo mondiale UCI, e watt da WorldTour espressi direttamente sullo sterrato. La terza generazione della Canyon Grail, presentata il 17 settembre e già acquistabile online, nasce esattamente da questa trasformazione, e lo dichiara fin dalla prima specifica tecnica senza troppi giri di parole.
Il dettaglio che racconta tutto, da solo, è il passaggio ruota. Telaio e forcella accolgono pneumatici fino a 57 millimetri, 2,25 pollici, una misura più da cross country in mountain bike che da gravel tradizionale, con oltre quattro millimetri di margine ISO residuo per la sicurezza. La generazione precedente si fermava a 42 millimetri, quindi il salto non è affatto cosmetico. Significa poter scegliere la gomma in base al fondo reale che si ha davanti, non al limite imposto a tavolino da un telaio troppo timido.
Dietro questa scelta c’è una storia concreta, non solo il capriccio di un progettista in cerca di titoli sui giornali. Rosa Klöser ha vinto la Traka 360 in Spagna nel maggio 2026 su un prototipo della nuova Grail CFR, andando in fuga solitaria per gran parte della gara, ed è stata proprio lei a chiedere ai tecnici Canyon un passaggio ruota più generoso per galleggiare meglio sui tratti sconnessi invece di subirli. La geometria segue la stessa logica in ogni singolo dettaglio, interasse più lungo, angolo di sterzo tra 68,5 e 71,8 gradi a seconda della taglia, trail di 69 millimetri sulle misure principali. Numeri pensati per dare fiducia alle alte velocità, non certo per ammorbidire una giornata di pedalata senza fretta.
I test aerodinamici raccontano esattamente la stessa filosofia. Canyon ha misurato l’efficienza in galleria del vento non alle andature tranquille da strada, ma a 35 chilometri orari, un ritmo che sulla ghiaia significa già respiro corto e polpacci in fiamme. Il peso dichiarato dell’allestimento di punta, gruppo SRAM Red AXS e ruote in carbonio alto profilo, si ferma a un numero quasi provocatorio, 7,9 chilogrammi. Una cifra che parla il linguaggio nudo e crudo delle competizioni, non quello di una bicicletta pensata per portare borse cariche per settimane intere di viaggio.
Qualcosa che strizza comunque l’occhio al bikepacking sopravvive nella nuova gamma, quasi a voler lasciare uno spiraglio aperto. Il sistema di aggancio rapido Fidlock per borse da telaio e sottotubo resta confermato, con una collaborazione specifica firmata Cyclite per borse ultraleggere, inclusa una midloader con meccanismo push to release che permette di montare e togliere il bagaglio in pochi secondi, senza perdere tempo prezioso. Un piccolo gesto di versatilità, anche se da solo non basta a cambiare davvero la vocazione principale di questa bici.
Meglio dirlo con chiarezza, senza girarci troppo intorno, a chi legge questo blog pensando al prossimo viaggio più che alla prossima gara cronometrata. La nuova Grail non è pensata per chi cerca una gravel leggera orientata al cicloturismo puro, senza ambizioni agonistiche. Manca la guarnitura doppia, non esiste versione con forcella ammortizzata, e l’intera geometria privilegia la velocità sopra ogni altra cosa, comfort compreso. La gamma parte dalla Grail CF 7, con trasmissione meccanica Shimano GRX serie 600, fino ai modelli CFR pensati per chi vuole tagliare per primo il traguardo, non per chi si accontenta di arrivare, con calma e senza fretta, alla fine di una giornata qualsiasi.